12 Nov Cos’è il diritto alla disconnessione
Quando esci dal lavoro, sei davvero sicuro di uscirne anche con la mente? Si dice sempre che i pensieri vanno lasciati tra le mura aziendali. Ma se è vero che non è facile riuscirci quando sei tutti i giorni in ufficio, chissà come dev’essere se lavori in smart working!
La forte crescita che ha avuto il lavoro a casa negli ultimi anni ha portato l’attenzione su questo tema in modo importante. A seguito dell’impegno del governo e dei sindacati, infatti, la disconnessione dal lavoro è diventato un diritto. Nella nostra professione questo è un punto che teniamo a far rispettare ma sono ancora molti a non conoscere questo diritto, valido per chi lavora da casa ma anche per chi si presenta in un qualsiasi luogo di lavoro.
Eccoci pronti, quindi, a introdurti a questa tematica, per scoprire insieme di cosa si tratta, quali sono i termini per il rispetto delle norme e quali i rischi per il lavoratore.
Le origini del diritto alla disconnessione
Non ci vuole molto per capire da dove nasce l’esigenza di regolamentare questo aspetto: sono moltissimi i casi – e magari anche tu fai parte di questi – in cui al lavoratore non è concesso di staccare mai realmente dai suoi compiti professionali. Telefoni aziendali accesi durante il fine settimana, obblighi di risposta anche oltre l’orario lavorativo, reperibilità totale.
Se questo è ciò che può succedere all’interno di un contesto aziendale, è chiaro che il lavoratore in smart working è ancora più in pericolo da questo punto di vista. C’è chi decide di prestare servizio in questa modalità per gestire meglio i propri tempi o per scelte personali, ma la realtà è che, una volta definito il rapporto con l’azienda attraverso dispositivi digitali, invece di ottenere più tempo per sé si ottiene esattamente l’opposto.
Definire uno stacco netto tra lavoro e tempo dedicato alla propria sfera privata è complicato, a causa molto spesso dei dispositivi di lavoro “sempre connessi” e di pretese di controllo da parte del datore di lavoro.
Fino ad oggi queste istanze a favore di un diritto alla disconnessione in Italia sono rimaste limitate solo ad alcune grandi aziende sensibili al tema. Le disposizioni presenti, inoltre, sono sempre state generiche e, per questo motivo, non sono quasi mai state messe realmente in pratica sia in contesti pubblici, sia privati.
Che cos’è il diritto alla disconnessione
Passiamo quindi a concretizzare il discorso: di cosa si parla quando si dice “diritto alla disconnessione”?
Questo diritto riguarda la possibilità dei dipendenti di disconnettersi dopo l’orario di lavoro (cioè spegnere i dispositivi aziendali) per non ricevere o dover rispondere a telefonate, e-mail, messaggi e chi più ne ha più ne metta. Una cosa scontata, a ben pensarci, ma spesso non messa in pratica. Inoltre, con l’aumento di dispositivi di lavoro che permettono di essere reperibili ovunque e in qualunque momento, staccare può diventare davvero impossibile.
Per iniziare un cammino di ripristino della tutela del tempo libero personale, il Parlamento europeo ha emesso una Risoluzione nel gennaio 2021 che invitava i membri UE a riconoscere questo diritto come fondamentale.
Questo invito ha riportato alla ribalta il tema, anche se in Italia questo aspetto era stato citato già nella legge sullo smart working (numero 81 del 2017). In risposta al richiamo del Parlamento europeo, comunque, il nostro Paese ha risposto con il Decreto Legislativo n. 30 del marzo 2021, in cui viene riconosciuto il diritto alla disconnessione ai lavoratori in modalità agile e ai lavoratori pubblici.
Dopotutto lo smart working non prevede una variazione di contratto ma solo una diversa modalità di svolgimento, perciò il trattamento deve rimanere lo stesso di chi svolge il lavoro in ufficio. In sostanza: i tempi di riposo devono essere rispettati, anche per quanto riguarda la connessione ai dispositivi digitali.
Se non ci fosse il diritto alla disconnessione
Lo scenario comune in cui si sviluppa questo genere di problematica è quello in cui non esistono regole ben chiare e dove è il dirigente o il responsabile a pretendere una diversa disponibilità dai suoi sottoposti. Anche se non è scritto nulla nero su bianco, per molti manager (e purtroppo ci cascano anche tantissimi lavoratori!) ci sono delle aspettative che devono essere soddisfatte: presidiare il telefono aziendale giorno e notte, rispondere subito alle e-mail ovunque tu sia, fornire assistenza telefonica immediata, anche dal proprio telefono personale. Ma per fortuna questa non è la regola e ora abbiamo gli strumenti per affermarlo.
Non si tratta “solamente” di rispetto del tempo libero delle persone, ma riguarda una sfera più ampia e molto delicata. Abusare della disponibilità di un collaboratore, infatti, può provocare danni per la salute della persona, sia a livello fisico che mentale. Fare una pausa dagli impegni lavorativi è vitale per una persona sana, perché solo così può davvero avere la sua ricarica di energia.
Tutto ciò, naturalmente, torna all’azienda sotto forma di produttività e di buon clima. Un lavoratore riposato è anche un collaboratore positivo, volenteroso, soprattutto efficiente e questo è il più grande traguardo che un’impresa dovrebbe desiderare di raggiungere.
Tu come vivi la fine dell’orario lavorativo? Hai davvero la possibilità di staccare la spina una volta terminata la giornata di lavoro? Se sei alla ricerca di una nuova opportunità, guarda ora gli annunci di lavoro presenti sul nostro sito oppure carica qui il tuo CV per essere sempre aggiornato sulle nuove posizioni aperte.

